#BCM23 DIARIO DI BORDO - 19 novembre

19/11/2023

Noi piccoli ma non indifferenti

Non voglio pensare in questo momento, voglio solo farmi trasportare da tutto ciò che ho vissuto, che è stato un insieme di eventi, parole, persone, novità ed emozioni. Mi sono sentita piccola in questa grande iniziativa piena di scrittori e sono rimasta affascinata da tutte queste persone interessanti, apparentemente soddisfatte e già realizzate che sono riuscite a diffondere la propria voce, le proprie idee e, ancora più importante, sono riuscite a farsi ascoltare. Io sì, mi son sentita piccola, ma non indifferente, perché ho sempre occupato una sedia che probabilmente sarebbe rimasta vuota, ma soprattutto perché farò tesoro di tutti questi racconti, testimonianze ed esperienze a cui ho partecipato e prenderò spunto, e magari, un giorno, racconterò una storia anche io. Una storia degna di essere raccontata come quella di Lucio Dalla, che oggi ho avuto l’onore di “conoscere” tramite dei suoi sostenitori; Lucio definito come arte, come credente, come uomo libero ma soprattutto come profeta e addirittura esempio di eternità. Perché sue parole sono magiche, ricche di significato e incise per sempre, così da non essere dimenticate, che è un po’ l’obbiettivo di ogni artista. E tutti noi nel mio pensiero, siamo artisti, diamoci quindi la possibilità di esprimerci, conoscere, farci conoscere, vivere e sognare... Grazie a questo BookCity Milano con il tema del sogno, che ha permesso di far mettere in pratica il mio!

                                            Matilde Nava

La montagna russa dell’ultima giornata

Cala così il sipario anche sulla dodicesima edizione di BookCity Milano e io, di sicuro, non rimpiango neanche per un secondo di aver partecipato come volontario a quest’esperienza così singolare e per nulla simile alle altre fiere del libro italiane. Così tante sedi, eventi e argomenti, a primo acchito, fanno pensare a un’organizzazione dispersiva. Niente di più falso: la vasta gamma serve proprio a creare per ciascuno una propria personalissima esperienza, come solo nello sfuggevole tempo dei sogni è permesso. Perché altro sarebbe questo il tema della corrente edizione? Se la giornata di ieri era stata una danza, oggi invece il paragone più corretto sono le montagne russe, con alcuni bassi, ma tanti alti. Il giorno si apre con un alto: laboratorio di correzione di bozze (come si può notare dall’immacolatezza del mio testo), dove ci hanno spiegato i rudimenti e fatto esercitare nell’atto su un articolo. Poi un basso: le porte chiuse all’incontro con Zerocalcare. (Posso incolpare Strappare lungo i bordi se ora è così famoso che i suoi eventi fanno sold out in un nulla?) Ma la situazione si è sollevata subito con un alto: la presentazione di Cara Kitty, romanzo epistolare di Anne Frank curato da Frediano Sessi, che ci rivela un lato di Anne, la scrittrice instancabile, nascosto troppo a lungo. Poi, un alto ancora maggiore: un altro laboratorio editoriale, ma sul tema della transmedialità e adattamenti di film, serie, persino videogiochi, la migliore delle esperienze, dove ho potuto intrattenere un vero e proprio dialogo con gli invitati. È seguito un basso: alla presentazione della saga Il volume del tempo di Solvej Balle, l’autrice non c’era (complice un cinghiale investito sulle rotaie, un imprevisto quanto mai da Looney Tunes); ma poi, eccola entrare tutta trafelata, in tempo per discorrere con noi e farci riflettere sul valore del tempo, della natura, dell’amore, sull’importanza del senso di comunità, di non lasciare mai che la vita ci scorra attraverso, ma anzi, di farne tesoro. Lascio quindi questa manifestazione con una scoppiettante allegria nel petto. Ero così indeciso all’inizio se candidarmi o meno come volontario e ora non potrei essere più felice di aver detto sì. Oggi, però, non ti dico addio, BookCity Milano, solo “a presto”. Anzi, come direbbe il Cappellaio Matto, “Buon viaggio a vederci”.

                                        Paolo Vocino

Le regole le decido io

“La chiave del successo non è mai legata all’ordinario” Una bellissima esperienza con BookCity Milano si è conclusa oggi con l’evento di Federico Marchetti. Sono qui, seduta su una sedia nella sala Viscontea del Castello Sforzesco e davanti a me un grande imprenditore, che attraverso il suo libro Le avventure di un innovatore racconta e ispira il suo pubblico a non accontentarsi. Non bisogna arrendersi all’ordinario di una vita monotona e infelice, bisogna credere nei propri sogni. Quella paura dell’ignoto è colei che molto spesso non ci permette di realizzarci. Oggi Federico Marchetti ci ha portato la chiara ed evidente dimostrazione che alcune volte viaggiare fuori dall’ordinario e credere in un futuro diverso può funzionare. Non solo un grande sogno ma anche grandi sacrifici, sono l’essenza per realizzarsi e per cambiare il futuro di molta gente. Mi permetto di concludere questa esperienza con un pensiero personale, uscire dagli schemi, prendere decisioni drastiche, molto spesso fa paura ed è più comodo restare nella propria comfort zone, ma attraverso testimonianze come queste, di chi non si è accontentato, possiamo notare che solo chi affronta l’ignoto impara a volare.

                                        Martina Gianoli

Spunti di riflessione

Le parole asciutte e calibrate di un aforisma quasi fanno contrasto con il velluto che tappezza il Café Rouge del Franco Parenti. Scorrono veloci, una dietro l’altra, per non dar tempo ai sorrisi in sala di arrestarsi – il sorriso amaro, forse, di chi quasi si diverte dei propri danni. «Esiliata dal mondo e rinchiusa nei musei, la bellezza morì di asfissia»: la scrittura di Lidia Sella è il fare pungente di chi, come commenta Antonio Castronuovo, “non concede nulla al proprio lettore” – nessuna consolazione, se non proprio la possibilità di ritrovarsi nelle brevi frasi di un’altra. Del resto, parafrasando Cioran, il significato di un libro sta nella sua capacità di ferire ed essere pericoloso. Per il lettore, certamente, ma anche per chi lo scrive. «Un dannato appeso al gancio della parola esatta, lo scrittore», che qui incessantemente si dedica alla ricerca di quel sostantivo, lui e nessun altro, capace di non smarrirsi nel folto labirinto aggettivale. Tempuscolo. Lampi sul teatro della vita (2023) è così una raccolta di piccoli frammenti che creano e contengono conflitto: una serie di meditati pensieri che, ci tiene a rimarcare Sella, altro non derivano se non dapensum “la quantità di lana grezza affidata alle schiave filatrici per la cardatura”. Contro quella maternità stereotipata e idillica che De Beauvoir definiva una “gabbia biologica” di cui liberarsi, Cavarero immagina una potente “ipermaternità”, espressione del biologico che è in noi e da cui l’umano ha sempre tentato di prendere le distanze per pensarsi superiore. Davanti ai danni di un pensiero antropocentrico, secondo la filosofa, la maternità può essere ripensata come luogo di complicità dell’umanità con la vita – non un astratto e abusato concetto metafisico, ma esattamente l’articolarsi concreto dei viventi nella propria singolarità. Ma esiste davvero un puro biologico? O che non sia anch’esso già culturale? Ci penserò.

                                        Tecla Domenichini

Ultima giornata

E anche questo travolgente Bookcity Milano è giunto al termine. Da brava studentessa di Editoria, l’ultima pagina l’ho dedicata ai mestieri del libro. In una piccola sala cinematografica con poche poltrone rivestite in un tessuto tra il bianco e il tortora e alcuni tavolini sparsi, si è chiacchierato del lavoro editoriale nel cinema, nelle serie tv e nei videogame. Ma come si riesce a passare da un codice scritto a uno audiovisivo? Quali sono le accortezze del merito? Grazie all’esplosione delle piattaforme di streaming è cambiata anche l’idea di produzione, non sognando più l’anteprima al cinema ma il lancio online. Si ricercano figure che si occupino di storytelling e narrazione, specialmente per i videogame. I personaggi sono sempre più strutturati e caratterizzati con delle linee di narrato talmente tanto ampie da lavorarci uno sceneggiatore per volta. Ormai sempre più diffuso anche lo spin off letterario. Ma perché si tende sempre più a ricalcare narrazioni già circolate e non ad attingere a nuovi elementi creativi? La presentazione successiva riprendeva il carattere semiotico della precedente, sotto il punto di vista dello studiolo di Umberto Eco. Una raccolta diversa, costituita non dai libri di riferimento del nostro sistema culturale ma da quelli scartati. Proprio al loro interno si celano i tentativi di riuscire a leggere il mondo che ci circonda. Essi racchiudono una prima forma di ragionamento. Cambiando completamente tema, si è dibattuto sulla possibilità di un algoritmo di stabilire i libri da leggere, chiedendo alla AI di sostituirsi al Leopardi delle Operette morali. Ma il lavoro intellettuale verrà mai rimpiazzato da una macchina? Questi sono solo due dei diversi articoli presenti nell’ultima uscita di PreText. E infine l’ultimo evento della giornata è quello in cui riesco a rendermi conto che è davvero terminato il BCM23, La festa del Saggiatore. Quest’anno intitolata Love Parade. Sotto le note del cantautorato italiano, si acquistavano libri al kg, pesandoli su una bilancia come beni di prima necessità. L’atmosfera era quella festosa di quando si è consapevoli di aver concluso qualcosa di bello. E adesso, dovrete scusarmi ma nonostante io sia ormai abituata a seguire almeno un evento culturale al giorno, dovrò proprio scappare. È pur necessario che inizi la lettura dei miei ultimi acquisti…

                                            Erika Paoletti

The end

Il mio BCM23 termina con Messaggi da un mondo invisibile. Flaminia Nucci e Michele Maino, grazie a una chiacchierata informale, raccontano i temi del sogno, della spiritualità, del divino e della cura. Secondo Flaminia Nucci, esiste una teoria olografica dell’universo: l’universo è diviso in più dimensioni, alle quali si può accedere grazie al sogno. Il sogno rappresenterebbe proprio il veicolo di ingresso in un’altra dimensione e non solo un prodotto della nostra mente. Il sogno è un’apertura su un regno dell’invisibile come dice Jung, è un viaggio in un’altra dimensione, da cui torniamo con una maggiore comprensione di noi stessi. Durante l’incontro viene spiegato anche cosa intende Jung per inconscio collettivo. L’inconscio collettivo non è altro che un DNA psichico dell’umanità, dove si sedimentano le esperienze e i comportamenti che regolano la vita psichica, è qualcosa di comune a tutti noi e che contiene modelli di comportamenti ereditari, gli archetipi. Ringrazio BookCity Milano per avermi dato la possibilità di poter redigere questo diario di bordo, che rappresenta anche un mio diario personale. Durante questa settimana ho avuto la fortuna di conoscere persone interessanti, con le quali ho potuto scambiare idee e pensieri. BCM23 è stato un safe space per molti di noi e posso solo consigliare a tutti di vivere un’esperienza del genere, che a me ha permesso di avere una maggiore consapevolezza del mondo che mi circonda.

                                            Martina Tamà